A Trump toccherà andare a Canossa

Nella storia europea, “andare a Canossa” richiama il gesto di umiliazione dell’Imperatore per ottenere il perdono e la revoca della scomunica inflittagli dal papa, fu costretto a umiliarsi attendendo inginocchiato per tre giorni e tre notti innanzi al portone d’ingresso del castello della contessa Matilde, mentre imperversava una bufera di neve, nel gennaio del 1077. Un simbolo potente: quando anche il potere più forte è costretto a fermarsi e fare un passo indietro.
Oggi questa immagine torna attuale. Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha accusato apertamente il Papa di interferire nella politica e ha definito le sue posizioni “sbagliate” e “dannose”, insieme alle critiche di JD Vance, hanno alzato il livello dello scontro.
Nel mirino, la figura di Papa Leone evocata nel dibattito come simbolo di un’autorità spirituale su cui si scarica uno scontro sempre più politico e meno rispettoso.
Per molti cristiani, questo linguaggio rappresenta una vera e propria blasfemia, per altri, invece, appare semplicemente ridicolo: il segno di una politica che, incapace di confrontarsi nel merito, cerca visibilità nello scontro simbolico.
La storia insegna che certi strappi difficilmente restano senza conseguenze. Anche chi oggi alza la voce potrebbe domani trovarsi costretto a ricucire (per fini politici).
E allora la domanda resta: arriverà anche per Trump il momento di “andare a Canossa” o porterà a termine il piano di Enrico IV di Franconia?

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