Una riforma della giustizia come “distrazione di massa”

In questi giorni si parla molto della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere.
Personalmente credo serva un po’ di chiarezza: non è una riforma della giustizia vera, perché non affronta nessuno dei nodi reali del sistema.
Non riduce i tempi dei processi, non interviene sul sovraffollamento delle carceri, non rafforza le misure alternative e, soprattutto, non migliora la vita di chi ogni giorno attende risposte concrete dal sistema giudiziario.

Quante volte nel corso di questi anni abbiamo sentito parlare dei problemi del nostro sistema giudiziario? Quanti proclami sono stati fatti per ognuno degli interventi attuati, presentati come risolutivi di problemi, che, a oggi, sono ancora sotto i nostri occhi.
Ogni anno meno di trenta magistrati su quasi novemila cambiano funzione. Possiamo davvero dire che questa riforma cambierà la giustizia italiana?
A me pare piuttosto una distrazione di massa, utile a spostare l’attenzione dai veri problemi del Paese: stipendi, costo della vita, sanità, scuola, sicurezza, sviluppo locale.

Da amministratore penso che la priorità debba tornare lì, sulle persone e sul lavoro concreto, non sugli slogan ideologici.
Una politica che da anni continua a instillare dubbi e paure sulla non imparzialità della giustizia crea uno squilibrio nella fiducia dei cittadini e nel sistema dello Stato di diritto, dando un ulteriore potere al Governo (indipendentemente dalla forza politica che lo componga) che la nostra fragile democrazia non può permettersi.

Difendere l’indipendenza della magistratura non significa difendere le correnti, ma la giustizia come pilastro della nostra democrazia, così come l’hanno pensata i Costituenti, con equilibrio e rispetto tra i tre poteri dello Stato.

Abbiamo bisogno di una giustizia più giusta, più veloce, più vicina ai cittadini, non di una bandierina politica in più.

Auspico che il referendum costituzionale che ci attende metta in luce le distorsioni di questa riforma, tramite la voce di chi troppo spesso è inascoltato: gli italiani.

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