
Un grande successo per la lotta al narcotraffico
Trentacinque imbarcazioni bombardate, oltre trecento morti. Una portaerei, decine di navi militari, quindicimila soldati schierati.
Petroliere sequestrate, porti colpiti, un presidente catturato.
Tutto questo, ci spiegano, per combattere il narcotraffico.
Peccato che la quasi totalità della droga che arriva negli Stati Uniti passi dal Messico, via terra. Non dal Venezuela, via mare. Lo dicono i dati, non l’ideologia. I dati però in questa storia servono a poco.
Da mesi Washington costruisce una pressione militare ed economica sistematica nei confronti del Venezuela: sanzioni, embargo, blocco del petrolio, operazioni sotto copertura, droni, bombardamenti. Un’escalation lenta e deliberata, mascherata da operazione di sicurezza.
Chiamarla “lotta alla droga” è comodo. Chiamarla per quello che è, una guerra di cambio di regime, sarebbe più onesto.
Il Venezuela non è diventato improvvisamente una minaccia per gli Stati Uniti.
Maduro governa in modo autoritario da anni, le relazioni sono pessime da decenni. Ma oggi serve altro: riaffermare il controllo geopolitico, mostrare forza nel continente americano, ricompattare alleanze e consenso interno e un bel po’ di petrolio a disposizione dello Zio Sam. Il resto è narrazione.
Il petrolio, sí, sempre lui, come sempre è sullo sfondo. Non perché gli Stati Uniti ne abbiano bisogno, ma perché decidere chi lo controlla resta una leva di potere globale. Altro che emergenza criminale.
Ora la domanda vera non è cosa è successo, ma cosa succederà.
Un paese già fragile rischia il collasso istituzionale.
Il vuoto di potere non produce democrazia automaticamente: produce instabilità, violenza, migrazioni, nuove economie illegali. Il narcotraffico, quello vero, prospera proprio lì: nel caos. Il precedente che si crea poi è ancora più pericoloso: se la forza diventa uno strumento ordinario di politica estera, ogni crisi può essere risolta con un missile e una conferenza stampa.
Alla fine resta questo paradosso:
in nome della sicurezza si indebolisce il diritto,
in nome dell’ordine si normalizza la guerra,
in nome della lotta al crimine si apre una stagione di maggiore insicurezza globale.
Un grande successo, certo.
Ma per chi, e a quale prezzo, lo scopriremo dopo.



