
Ultimi in UE: Il Prezzo dell’Inazione e del Neo-Nazionalismo
Le previsioni della Commissione Europea ci consegnano un dato difficile da ignorare: l’Italia sarà l’ultima economia dell’UE per crescita nel 2027.
Non è una catastrofe improvvisa, ma il risultato di mesi in cui il Paese ha proceduto senza una rotta chiara.
Le incertezze sul PNRR, rinegoziato e raccontato in modi spesso contraddittori, hanno frenato investimenti che invece dovevano correre. Le correzioni continue sul Superbonus hanno disorientato famiglie e imprese, lasciando molte realtà sospese. Non si tratta di puntare il dito: è semplicemente ciò che accade quando le politiche cambiano direzione mentre sono già in corsa. Nel bene e nel male.
Sul piano internazionale viviamo una contraddizione simile: si parla di sovranità, ma si pratica una linea che ci mantiene fortemente supini dagli Stati Uniti, senza una strategia autonoma e senza una vera voce europea. In un mondo che cambia velocemente, l’Italia non può limitarsi a inseguire: deve tornare a guidare.
Da sindaco vedo tutto questo tradursi nella vita delle persone: famiglie che rimandano le spese, imprese che aspettano tempi più stabili per investire, comunità locali che diventano l’ultimo presidio sociale mentre lo Stato arretra. Qui, nei territori, il racconto dei numeri si fa realtà quotidiana.
Per uscire dal fondo della classifica non bastano slogan: serve una stagione nuova, fatta di pragmatismo e scelte nette: una strategia industriale credibile, investimenti veri in scuola, sanità, welfare.
Un’Europa delle politiche del lavoro e delle persone, da vivere come casa, non come bersaglio. E un Paese che ridia fiducia a chi lavora, a chi innova, a chi produce.
L’Italia può rialzarsi. Ma deve tornare a scegliere il futuro, non a inseguire la propaganda.



