“Quando lo fa il Presidente, allora significa che non è illegale.”

Questa frase di Richard Nixon, nel pieno dello scandalo Watergate, non è solo una provocazione: è la sintesi di una visione pericolosa del potere. L’idea che chi governa possa sottrarsi alle regole che valgono per tutti gli altri.

Il Watergate ci ha insegnato esattamente il contrario: senza controlli indipendenti, senza una giustizia autonoma e credibile, il potere tende inevitabilmente ad abusare di sé stesso. Non per cattiveria, ma per dinamica.

Per questo il tema della giustizia non può essere affrontato con semplificazioni o slogan. Alcune delle proposte di riforma contenute in questo referendum, pur partendo da problemi reali, rischiano di intervenire in modo squilibrato: indebolendo i meccanismi di controllo senza rafforzare davvero le garanzie per i cittadini.

Dire NO non significa difendere lo status quo né negare che la giustizia italiana abbia bisogno di cambiamenti. Significa però rifiutare interventi che:
– non migliorano in modo concreto l’efficienza dei processi
– rischiano di aumentare la distanza tra cittadini e sistema giudiziario
– possono ridurre, anche indirettamente, l’indipendenza e l’autonomia di chi è chiamato a far rispettare la legge

Una riforma seria della giustizia richiede equilibrio, competenza e visione. Non scorciatoie.

Dire NO, oggi, è affermare un principio semplice ma fondamentale:
in una democrazia nessuno è al di sopra della legge. Nemmeno chi ha il potere di cambiarla.

È una lezione che arriva da lontano. E che vale ancora.

#iovotoNO

#REFERENDUMGIUSTIZIA

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