
Quando la sicurezza smette di proteggere e comincia a dominare
Ogni potere, nella storia, ha sempre usato la stessa parola per legittimarsi: sicurezza.
Sicurezza dei confini.
Sicurezza delle città.
Sicurezza dei “bravi cittadini”.
Il problema nasce quando la sicurezza non è più uno strumento, ma un alibi.
Quello che sta accadendo negli Stati Uniti con l’ICE va oltre l’immigrazione.
Un’agenzia nata per il contrasto al terrorismo si è trasformata in una forza interna sempre più opaca, armata, politicamente orientata. Agenti senza identificativi, arresti preventivi, uso della forza letale, interventi in scuole e quartieri residenziali e ora anche cittadini americani uccisi “per errore”.
A quel punto la domanda non è più: “era legale?”
Chi decide dove finisce la legge e dove inizia la forza?
Quando la sicurezza diventa dominio, non serve più convincere.
Basta intimidire, basta abituare l’opinione pubblica all’idea che qualcuno debba sempre pagare un prezzo, purché “noi” ci sentiamo al sicuro.
Il passaggio è sottile ma decisivo: non sei più tutelato perché cittadino,sei tollerato finché non diventi un problema.
E la cosa più inquietante non è l’abuso in sé, ma la sua normalizzazione.
Il fatto che una parte dell’opinione pubblica accetti tutto questo perché “tanto non riguarda me”, perché “se l’è cercata”, perché “in tempi difficili servono metodi duri”.
È così che le democrazie non muoiono: si svuotano.
La sicurezza è necessaria. Il dominio no.
E quando uno Stato confonde le due cose, non sta più difendendo i cittadini: li sta addestrando alla paura.



