Quando il lavoro non basta più: la nuova povertà che ci riguarda tutti

Quando il lavoro non basta più: la nuova povertà che ci riguarda tutti

C’è un dato, tra quelli diffusi dal Rapporto Caritas di Perugia, che dovrebbe toglierci il sonno: il 20% delle persone assistite ha un contratto a tempo indeterminato.
Persone che lavorano, che fanno la loro parte, ma che non riescono comunque ad arrivare alla fine del mese.

Non è solo un campanello d’allarme.
È la fotografia di un Paese che sta scivolando in una nuova forma di povertà: più silenziosa, più dignitosa, ma non per questo meno drammatica.

A Perugia la Caritas segue 3.700 famiglie, 13.500 persone.
Il 40% degli utenti di mense e dormitori è italiano.
1.400 famiglie sono in emergenza abitativa.
Dietro ogni numero c’è un volto, una storia, una richiesta di attenzione.

In questo quadro regionale così complesso, a Castiglione del Lago il tessuto sociale regge ancora.
Regge perché c’è una comunità forte, perché ci sono associazioni, parrocchie, volontari e uffici comunali che ogni giorno sostengono chi ha bisogno.
Regge perché le famiglie continuano a essere il primo baluardo del welfare, spesso con sacrifici silenziosi che non finiscono nei report.

Ma regge con sempre più fatica.
Perché le famiglie in difficoltà stanno aumentando, e aumentano soprattutto le persone over 50 alla ricerca di un lavoro che, in un territorio con poche imprese e un’economia fragile, diventa quasi impossibile da trovare.
È una povertà diversa, fatta di persone che hanno sempre lavorato e che oggi non sanno come rientrare nel mercato; di genitori che non hanno mai chiesto nulla e che ora bussano ai servizi sociali con un pudore che fa male.

Per questo serve una politica nazionale più coraggiosa.
Serve uno Stato che torni a investire davvero in sanità pubblica, istruzione, welfare, servizi territoriali, invece di limitarne le risorse anno dopo anno.
Serve una strategia che rimetta al centro le persone fragili, i lavoratori poveri, le famiglie che non ce la fanno più con l’affitto, con le bollette, con la vita quotidiana.

E serve anche un’Europa capace di fare scelte diverse: un’Europa che decida finalmente di investire più nel sociale che negli armamenti, più nelle comunità che nella competizione tra Stati, più nella vita quotidiana delle persone che nelle logiche di potenza.

I dati della Caritas non sono statistiche.
Sono un appello.
Ci ricordano che l’Italia si salva solo dal basso: con la comunità, con la responsabilità, con la politica che torna a mettere al centro le persone e non i tatticismi.

Perché un Paese in cui anche chi lavora deve chiedere aiuto non è un Paese giusto.
E tutti abbiamo il dovere morale di ripartire da qui. 

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