
E adesso…metteremo la bandiera della Groenlandia davanti ai Comuni?
Grazie America. Davvero.
Grazie perché, insieme agli Alleati, ai partigiani, a tanti italiani, hai contribuito a liberarci dal nazifascismo. È una pagina di storia che nessuno dovrebbe mai dimenticare. Infatti, non la dimentichiamo.
Se un popolo chiede aiuto, se c’è una richiesta esplicita di sostegno, grazie America.
Se un popolo non chiede aiuto, se non c’è un’insurrezione popolare, se non c’è una guerra civile che implora protezione, allora una domanda è legittima: perché intervenire?
In Africa o in altre parti del mondo ci sarebbe tanto bisogno di America! Ma li, non ci sono, per ora, interessi economici e non serve essere il “tribunale del mondo”.
Negli ultimi anni abbiamo visto come funziona.
Putin attacca l’Ucraina: giustamente sdegno globale, piazze piene, bandiere ovunque. Poi, lentamente, l’abitudine, il cinismo. “In fondo Zelensky è un nazista…”, “in fondo il Donbass é russo…”, “in fondo ci serve il gas”.
Il tempo trasforma l’indignazione in fastidio.
Ora succede qualcosa di diverso, ma non meno grave.
Trump colpisce il Venezuela, non per liberare un popolo, non per una richiesta democratica dal basso, ma per interessi strategici ed energetici.
E adesso rilancia: la Groenlandia. Prima una boutade, poi sempre meno. Oggi non sembra più una battuta e l’Europa tace.
Davvero va tutto bene perché è serve ai “buoni”?
Davvero va bene perché “tanto quelle risorse non sapremmo usarle noi”?
Davvero va bene perché “meglio che le sfrutti un alleato”?
Certo.
Peccato che quell’alleato non ce le darà mai quelle risorse.
Se le terrà per sé, per diventare più potente, più autonomo, più dominante e noi resteremo a spiegare che è stato inevitabile, mentre elemosiniamo energia, sicurezza, spazio politico.
Qui non è in gioco la Groenlandia, è in gioco il principio: chi è forte può prendersi ciò che vuole e, se oggi lo fa un nostro alleato, domani lo farà chiunque altro.
A quel punto cosa impedisce a ogni Stato di rivendicare territori “storici”? Nizza, l’Istria, Fiume, la Polistria… basta avere la forza per farlo.
Questo non è un nuovo ordine mondiale.
È l’inizio di un disordine permanente.
Peró, voglio spingermi oltre, Trump non è interessato solo al petrolio, all’economia o alla geopolitica. È interessato alla storia.
È a fine corsa, non ha nulla da perdere, vuole restare nei libri. Dimostrare di essere il più forte. Forzare tutto, persino l’idea di un terzo mandato e quando chi governa non ha più nulla da perdere, tutti gli altri hanno tutto da perdere.
Qualcuno pensa ancora: “tanto peggio, tanto meglio”.
Che una guerra, in fondo, riequilibri la società.
Non lo farà.
Sarà una guerra economica prima ancora che militare.
I ricchi diventeranno più ricchi, i poveri molto più poveri, le classi medie spariranno e noi, continuiamo a guardare tutto questo dal divano, distratti dal gossip, convinti che non ci tocchi.
Ma ci toccherà. Eccome se ci toccherà.
La domanda resta, scomoda e necessaria:
metteremo anche la bandiera della Groenlandia davanti ai Comuni?



