LA DEMOCRAZIA É SOPRAVVALUTATA

Non lo dico io, lo suggeriscono i numeri del nuovo rapporto “Gli italiani e lo Stato 2025” (LaPolis – Università di Urbino, Demos, Avviso Pubblico).

Nell’Italia del 2025 quasi una persona su cinque guarda con favore a soluzioni autoritarie e, se si aggiungono gli indecisi, quelli che “dipende dalle circostanze”, si arriva a un italiano su tre che non considera più la democrazia un valore non negoziabile.
Non è nostalgia folcloristica, né una provocazione da social: é un dato strutturale e riguarda soprattutto le fasce centrali della popolazione, quelle tra i 30 e i 55 anni. Non chi ha memoria diretta del passato, ma chi vive il presente.

Dopo il Covid avevamo riscoperto le istituzioni, la paura aveva riattivato il legame, ma era una tregua. Finita l’emergenza, è tornato il disincanto: oggi meno del 40% degli italiani si dice soddisfatto di come funziona la democrazia.

La maggioranza continua a pensare, come Churchill, che la democrazia sia il male minore, ma il problema è tutto nel terzo restante: cresce chi è pronto a scambiarla con ordine, decisione rapida, uomo forte. Anche a costo di ridurre libertà e diritti.

Il segnale più inquietante?
Per una parte non marginale del Paese, il fascismo non è più un tabù storico, ma un’opzione teorica. Temporanea, dicono. Come se la democrazia fosse un lusso da sospendere quando diventa scomoda.
Eppure, quasi sei italiani su dieci percepiscono che la democrazia si sta indebolendo, la sentono fragile, consumata, ma invece di curarla, una parte crescente è pronta a metterla da parte.

La democrazia non muore con un colpo di Stato. Muore quando smette di essere desiderata e coltivata.
É questo, oggi, il vero allarme politico.

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