L’altro Natale, quello che illumina le fragilità e unisce il paese. L’editoriale del Sindaco Burico sulle nuove povertà.

Quando la solitudine bussa aQuando la solitudine bussa alla porta una comunità può ancora fare la differenza.

Siamo un Comune che invecchia. E non siamo soli: è una tendenza che attraversa tutta l’Italia. Al 31 dicembre 2023 l’età media nazionale ha raggiunto circa i 47 anni, il paese più anziano del mondo; nello stesso anno la percentuale di persone di 65 anni e oltre è salita al 24,3%, contro il 24,0% del 2022. In termini pratici, significa che ogni anno cresce il numero di anziani rispetto ai giovani: nel 2023 si contavano circa 5,8 anziani per ogni bambino sotto i sei anni, un dato che fino a quindici anni fa pareva impensabile.
Secondo le proiezioni demografiche, sarà un fenomeno destinato ad accentuarsi: entro il 2050 la quota di over 65 in Italia salirà fino al 34,6% della popolazione totale, con significative conseguenze sulla struttura familiare e sociale. Questo invecchiamento strutturale, combinato con la diminuzione delle nascite e i cambiamenti nel modo di vivere la famiglia, mette molte persone anziane in una condizione di vulnerabilità. Secondo dati recenti, il 17,7% degli italiani over 60 si trova a rischio di povertà o esclusione sociale. Se aggiungiamo che circa il 6,2% degli over 65 vive in povertà assoluta (quasi 900.000 persone in tutto il Paese), comprendiamo quanto sia delicata la condizione di tante persone che, con l’età, perdono non solo gli affetti, ma anche la sicurezza economica.
Nel nostro Comune la vita, ancora, scorre più lenta che altrove ma, le nuove difficoltà, dovute a spopolamento, invecchiamento e mancanza di lavoro, iniziano a pesare come nuovi bisogni sociali. 
Un tempo il welfare era la famiglia: il nonno in poltrona, la nonna che preparava la tavola, i nipoti che facevano avanti e indietro. Oggi non è più così. Moglie e marito devono entrambi lavorare, i ritmi sono frenetici, le relazioni si assottigliano. Gli anziani restano spesso soli, anche se vivono in un paese piccolo ma fatto di grandi distanze come il nostro. Questa è una solitudine che pesa, scava, spaventa. È una solitudine nuova, diversa da quella di un tempo. Più sottile, più nascosta, più difficile da raccontare.
Eppure, Castiglione del Lago ha una forza: il senso di comunità. Lo si vede nei volontari che accompagnano gli anziani alle visite, quando la diagnostica è lontana; lo si sente nelle stanze del centro sociale, dove un caffè bevuto o un ballo di gruppo insieme valgono più di tante medicine; lo si respira nella parrocchia, dove iniziative come il Progetto Speranza fanno esattamente questo: ridare speranza, rimettere insieme le persone, metterle a valore.
Perché la verità è semplice e potente: la solitudine non si cura solo con i servizi, ma con la presenza. Allora diventa urgente costruire una rete stabile tra tutte le realtà che già operano sul territorio, Auser, Anteas, Avo, Avis, Uni3, Misericordie, Parrocchie, associazioni di volontariato e culturali. Mettere insieme ciò che già c’è, dare continuità agli incontri, aprire spazi dove ci si possa ritrovare senza formalità e solo con la voglia di stare insieme.
È vero, la solitudine è forte, ma una comunità unita lo è di più.
Poi arriva il Natale. Un periodo che porta luci ma che rischia di far emergere ancora di più le ombre. Quest’anno, in tutta Italia, cresce il numero delle famiglie che fanno fatica: bollette alte, stipendi che non bastano, lavori che mancano. Le nuove povertà sono silenziose, spesso nascoste, così come il disagio e le nuove solitudini a cui non sono immuni neanche i nostri giovani, vittime di moderni vuoti che non si vedono, ma che strisciano e si insinuano nelle vite dei nostri ragazzi.
Dobbiamo guardare in faccia la verità: ci sono persone che non ce la fanno, ci sono famiglie che hanno perso il lavoro, ragazzi che hanno studiato e che ora si chiedono dove costruire il proprio futuro. Ci sono situazioni in cui né il Sindaco né il Comune, pur con tutta la volontà, hanno gli strumenti necessari per intervenire come vorrebbero.
Un ente locale può accompagnare, può sostenere, può fare molto, ma non può risolvere ogni ferita sociale. Questa consapevolezza, proprio a Natale, brucia di più.
È per questo che serve una comunità. Una comunità che si guarda negli occhi, che si riconosce, che si stringe. Una comunità che non lascia solo l’anziano alla finestra e neppure il giovane che deve partire per trovare lavoro altrove; che non dimentica chi vive un momento buio, chi ha perso una stabilità, una sicurezza, un orizzonte.
Questo Natale vogliamo dirlo chiaramente: nessuno deve sentirsi solo. Né chi ha alle spalle una vita intera, né chi la sta iniziando ora. Castiglione del Lago è una terra che accoglie, che ascolta, che prova, anche nei limiti, a non lasciare indietro nessuno.
Dobbiamo essere un paese preparato ad aprire le porte agli investimenti, a dire con coraggio sì alle imprese, a cambiare i piani di sviluppo e, soprattutto, pronto alle sfide, anche economiche, del futuro. Un Comune che con coraggio abbia la forza di scrollarsi di dosso il conservatorismo e che guardi con meno rancore e sfiducia al futuro.
Perché un paese è davvero comunità solo quando si ricorda di tutti, soprattutto dei più fragili, e mette in campo ogni energia per costruire insieme il proprio futuro. 
Buon Natale.

Matteo Burico, Sindaco di Castiglione del Lagolla porta una comunità può ancora fare la differenza.

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