
Dalla campagna elettorale al governo: la consapevolezza della menzogna
C’è una linea sottile che separa la campagna elettorale dal governo.
Ed è una linea che questa destra ha attraversato lasciando dietro di sé slogan, lavagnette e urla.
“Via le accise dalla benzina.”
“La pressione fiscale non supererà il 40%.”
“Aboliremo la legge Fornero al primo Consiglio dei ministri.”
Lo ricordiamo tutti Salvini con la lavagnetta, la Meloni con gli occhi fuori dalle orbite.
La pancia degli italiani presa a pugni, giorno dopo giorno.
Poi però arriva il governo. E lì la musica cambia.
Le accise sono ancora lì anzi, più robuste. La pressione fiscale cresce.
La legge Fornero non solo resta, ma viene resa ancora più restrittiva, intervenendo su pensioni anticipate e riscatto della laurea, per racimolare risorse e rientrare nei parametri europei.
Ed è qui che si chiude il sipario.
Perché per quindici anni la promessa di abolire la Fornero è stata una gigantesca operazione di consenso, costruita su una bugia:
abolirla senza far saltare i conti pubblici o immaginare scelte radicali è sempre stato quasi impossibile.
Lo sapevano allora. Lo sanno oggi.
Eppure su quella promessa irrealizzabile, come su altre, dagli immigrati alla sicurezza, questa destra ha costruito la propria fortuna politica.
Oggi qualcuno prova persino a dire che “sono diventati seri”, che “ora governano responsabilmente”.
NO.
Governare responsabilmente non cancella le bugie di ieri.
Non riscrive la storia.
Non assolve chi ha venduto illusioni sapendo che erano tali.
La vera differenza tra propaganda e governo è tutta qui: quando smetti di urlare, restano i numeri e i numeri non si convincono con la lavagnetta.
La domanda vera, allora, è un’altra: com’è possibile che il consenso resti ancora così alto?
Forse perché la memoria è corta o perché, in fondo, ammettere di essere stati presi in giro fa più male che continuare a crederci.
Ma senza memoria non c’è democrazia.
Solo un eterno ritorno della stessa campagna elettorale.



