CHI HA PAURA DELLA SOCIETÁ CIVILE?

L’Italia come l’Ungheria di Orban.
Non è uno slogan: è il verdetto del nuovo rapporto di Civicus Monitor, che ha ufficialmente declassato il nostro Paese a “spazio civico ostruito”, una valutazione che conferma il deterioramento strutturale delle libertà democratiche.
Significa che libertà fondamentali, come quelle di espressione, di protesta, d’associazione, non sono più garantite come dovrebbero e che l’Italia viene oggi collocata accanto ai Paesi dove il dissenso è un problema da reprimere, non una risorsa democratica.

Il motivo?
Un mix pericoloso: il nuovo Decreto Sicurezza, che introduce misure punitive contro la protesta pacifica, e lo scandalo Paragon/Graphite, lo spyware usato per sorvegliare illegalmente giornalisti e attivisti.
A questo si aggiunge un clima in cui chi solleva critiche viene etichettato come nemico e in cui si tenta di screditare magistratura, ong e stampa indipendente.

Non è un fenomeno isolato: anche Francia e Germania arretrano.
In tutta Europa lo spazio civico si restringe, schiacciato tra guerra, militarizzazione e governi che usano la parola “sicurezza” per giustificare limitazioni sempre più ampie dei diritti fondamentali.

Per questo oggi più che mai è necessario un impegno comune. Perché una democrazia vive solo dove il dissenso può respirare.

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