
LA NUOVA POVERTÀ È SANITARIA: milioni rinunciano a curarsi, la verità che dobbiamo avere il coraggio di guardare.
Ci sono numeri che parlano più di qualsiasi slogan. E raccontano una realtà semplice, durissima: mentre il Paese invecchia, mentre crescono fragilità e bisogni sociali, quasi sei milioni di italiani rinunciano a curarsi e, nello stesso tempo, la sanità pubblica perde personale, presidi, risorse.
Non per fatalità: per scelta politica.
La manovra Meloni–Giorgetti aumenta nominalmente il Fondo sanitario, ma meno dell’inflazione, meno dei costi energetici, meno dei farmaci e infinitamente meno di quanto servirebbe a fermare l’emorragia di medici e infermieri.
Un incremento finto, che nella vita reale significa:
liste d’attesa più lunghe
pronto soccorso al collasso
reparti che chiudono
Il risultato è evidente:
chi può paga il privato, chi non può rinuncia.
È questa la privatizzazione silenziosa: non si annuncia, non si vota, non si rivendica. Si lascia semplicemente morire il pubblico finché le persone sono costrette a cercare altrove.
I dati GIMBE parlano chiaro: nel 2024 gli italiani hanno speso 41,3 miliardi di euro di tasca propria, il 22,3% della spesa totale — dodici anni consecutivi oltre la soglia del 15% indicata dall’Oms.
E mentre il pubblico arretra, il privato puro corre: +137% dal 2016 al 2023.
Le persone non rinunciano perché non vogliono curarsi, ma perché non possono:
– non trovano un medico vicino casa;
– attendono mesi per una visita;
– non possono permettersi 200–300 euro per una prestazione;
– vivono in territori senza presidi;
– sono anziani soli, senza nessuno che li accompagni.
Rinunciare a una cura non è una scelta individuale: è un fallimento dello Stato.
E intanto il peso della sanità sul PIL scende: dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, al 6,1% previsto nel 2025.
Tradotto: 11 miliardi in più sulla carta, 13 miliardi in meno nella realtà.
Il Paese si spacca: solo 13 Regioni garantiscono i LEA.
La mobilità sanitaria supera i 5 miliardi e allarga il divario tra territori forti e territori fragili. Dove nasci determina quanto vivi.
La verità politica
La Corte Costituzionale lo ha detto chiaramente: la sanità pubblica è una “spesa costituzionalmente necessaria”.
Ridurre la quota di ricchezza destinata alla salute non è un aggiustamento tecnico: è una scelta politica che sposta costi, diritti e dignità sulle famiglie.
Il futuro del SSN non dipende dai tecnici, dipende dal coraggio della politica.
Servono scelte vere:
– investimenti strutturali, non ritocchi cosmetici;
– un piano straordinario di assunzioni;
– un Fondo sanitario almeno in linea con l’Europa;
– più territorio, prevenzione, prossimità;
– una visione che tratti la salute come un diritto costituzionale, non come una variabile di bilancio.
La scelta che abbiamo davanti
Costruire un Paese in cui ci si salva insieme o un Paese in cui ognuno si salva da solo?



