
ZES in Umbria: un’opportunità per tutti o solo un esercizio di stile?
La ZES Unica è uno strumento nazionale pensato per attrarre investimenti nelle aree più fragili del Paese. Significa meno burocrazia, più competitività e la possibilità di creare nuovi insediamenti produttivi o ampliare quelli esistenti. Per il territorio può rappresentare la differenza tra restare fermi o tornare a crescere.
L’estensione della ZES Unica all’Umbria viene raccontata come una svolta storica per lo sviluppo regionale, e in parte lo è: agevolazioni fiscali, procedure semplificate, attrazione di investimenti. Un’occasione rara, che potrebbe finalmente dare respiro ai territori in maggiore difficoltà e capacità competitiva alle nostre imprese.
Ma il modo in cui la mappa dei comuni scelti è stata disegnata lascia più ombre che luci.
Perché se davvero l’obiettivo è sostenere i territori in transizione, le aree fragili, le zone colpite da declino industriale e spopolamento, allora l’esclusione di interi comuni, soprattutto quelli di confine, come i nostri, è semplicemente incomprensibile.
I comuni del Trasimeno costituiscono un’unica area interna: esercitano funzioni amministrative associate grazie all’Unione dei Comuni e beneficiano delle risorse SNAI come unico soggetto territoriale aggregato.
Eppure Castiglione del Lago e altri comuni del Trasimeno sono fuori dalla ZES.
Come se la fragilità economica si fermasse a un confine tracciato con il righello.
Una ZES fatta a metà rischia di essere solo un esercizio di stile
Perché incentivare un territorio e lasciarne fuori un altro che condivide gli stessi problemi significa creare una Regione “a strappi”, dove lo sviluppo non segue una logica economica, ma una logica amministrativa.
Significa dire a un’azienda che vuole investire:
“Vai a 15 km da qui e risparmi milioni. Se resti a Castiglione o sulle sponde del Trasimeno, arrangiati.”
Una follia. Una scelta miope. Una scelta che rischia di spostare ricchezza, non di crearla.
I comuni di confine non sono periferia: sono cerniere
Castiglione del Lago è porta naturale tra Umbria e Toscana.
Se vogliamo attrarre imprese, turismo, investimenti logistici e manifatturieri, è proprio qui che dovremmo investire. Non lasciarci fuori dalla partita.
Una ZES che non include le aree di confine crea una distorsione competitiva a danno dei nostri territori. E le distorsioni, quando si parla di investimenti, significano una cosa sola: posti di lavoro che vanno altrove.
In una regione come l’Umbria di 800.000 abitanti il territorio è un’area interna di fatto, serve una ZES Unica regionale, che dia a tutti le stesse opportunità, così lasciando alla sussidiarietà, alla competitività dei territori e alla vocazione naturale degli stessi, la capacità di attrarre investimenti.
Non una polemica: una proposta
Non serve lamentarsi, serve correggere.
Serve chiedere, con forza e con serietà, una revisione dei criteri.
Serve un tavolo vero tra Governo, Regione e Comuni.
Serve riconoscere che il Trasimeno e i territori confinanti sono parte della soluzione, non un dettaglio cartografico.
I sindaci devono essere ascoltati.
Non perché rappresentano un colore politico, ma perché rappresentano comunità vive, famiglie, imprese, lavoratori, giovani che cercano futuro.
L’Umbria non può permettersi una ZES “per finta”
O è uno strumento di sviluppo, oppure è solo propaganda. Noi chiediamo che sia la prima cosa.
E che lo sia per tutti, non per pochi.
Castiglione del Lago non vuole privilegi. Vuole giustizia territoriale. Vuole pari opportunità. Vuole avere le stesse armi degli altri per competere e crescere.
Perché uno sviluppo che lascia indietro dei pezzi non è sviluppo: è un’altra occasione persa.



